Descrizione
di Veronica De Pasquale, Francesco Maria Galassi, Luigi Ingaliso, Elena Varotto
Chi è il criminale? Un individuo biologicamente predisposto alla devianza, il prodotto del proprio ambiente sociale o il risultato di una complessa interazione tra fattori naturali, psicologici e culturali?
A partire da questo interrogativo, il volume ripercorre la storia delle idee che, dall’antichità ai più recenti sviluppi delle neuroscienze, hanno contribuito a costruire la figura dell’homo delinquens. Mediante un percorso che attraversa la filosofia antica, il diritto romano, la cultura medievale, la fisiognomica rinascimentale, l’Illuminismo e la rivoluzione positivista di Cesare Lombroso, gli autori ricostruiscono le principali trasformazioni del pensiero criminologico, evidenziandone continuità, fratture e implicazioni scientifiche, giuridiche ed etiche.
L’analisi si sofferma criticamente sull’eredità dell’antropologia criminale, sulle interpretazioni sociologiche della devianza e sui più recenti contributi della neurocriminologia, mostrando come nessuna spiegazione univoca sia oggi in grado di rendere conto della complessità del fenomeno criminale. Dalle dispute intorno al Museo Lombroso alle nuove sfide poste dal cybercrime, il volume mette in luce come il concetto di criminale sia una costruzione storica in continua trasformazione, plasmata dall’evoluzione delle conoscenze scientifiche e dai mutamenti delle società contemporanee.
Ne emerge una riflessione interdisciplinare che intreccia storia della scienza, criminologia, diritto, neuroscienze e sociologia, offrendo al lettore gli strumenti per comprendere come le categorie della devianza, della responsabilità e della giustizia siano il prodotto di un equilibrio sempre dinamico tra sapere, potere e cultura.





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